mercoledì 22 ottobre 2014

SENZA REGOLE in TV!

I vari impegni mi hanno portata lontano dal blog, ma ormai avrete capito che sono "Senza regole" ;)


Ecco come ho passato il tempo ultimamente... 
Dall'uscita del nuovo romanzo breve per Rizzoli, per la neonata collana digitale dedicata alle letture femminili, la promozione mi ha preso molto tempo, vero, ma ho avuto anche occasione di fare cose molto piacevoli. Sono stata invitata da Lorella Flego a partecipare a una bellissima trasmissione da lei creata per la TV slovena, TV Koper, per la precisione. 
Lorella è una persona fantastica, molto professionale e allo stesso tempo è riuscita a mettermi subito a mio agio, come fossimo amiche da tempo. Lo studio del suo programma, "Il giardino dei sogni", è davvero BELLO! Studiato nei minimi particolari, con dettagli, come le candeline e le cornici, che rendono il set raffinato e piacevole anche per gli ospiti.
La puntata a cui ho preso parte era dedicata all'eros... Be', che scrivo a fare?! Godetevi lo scatto, ma soprattutto la puntata che potrete (ri)vedere cliccando sul link qui sotto.
Buona lettura a tutti, sempre!


venerdì 11 luglio 2014

Omaggio a un grande classico... Indovina quale!

Un paio di anni fa mi è stato chiesto di partecipare da una blogger (Il diario della Fenice) a uno speciale sui classici scrivendo un breve racconto inedito ispirato a uno dei personaggi secondari.
Così è nato "Miss Louisa Musgrove". A quale romanzo classico mi sono ispirata? Facilissimo, lo so :)


Miss Luoisa Musgrove
Di Irene Pecikar



Aprì gli occhi, a fatica. La testa le duoleva e non riusciva a capacitarsi. Era distesa su un giaciglio. In una casa che non conosceva. La stanza era piccola, con il soffitto basso e i travi a vista. Era tutto ciò che poteva scorgere, nella penombra rischiarata appena dal bagliore della fiammella tremolante di una candela. Cosa ci faceva mai in quel posto?
Si tirò su per sedersi, ma un capogiro la fece ripiombare all’indietro. La testa pulsava terribilmente. Passò d’istinto una mano sulla nuca dolente e si rese conto che era fasciata.
Sull’uscio si avvicinò l’ombra di un uomo. Troppo lontano per vederlo in volto. Doveva essere lui, il capitano che tutti vedevano così bene al suo fianco.
“Capitano, Wentwourth?” chiese con un filo di voce. Non ricevette risposta e chiunque fosse si allontanò chiudendo la porta dietro di sé.
Fu in quel momento che si accorse che in fondo alla stanza, su di una poltrona, Mary stava riposando al suo capezzale.
Incominciava a ricordare. Sul molo aveva civettato col capitano e lui la doveva averla mancata quando si era gettata tra le sue braccia dall’alto. Che imprudenza. Era stata proprio una sciocca.
Ma dov’era Anne, perché non era con lei? Era l’unica che sapeva come prendersi cura delle persone che amava e tutti le volevano bene.
Mary era diversa. Non era certo cattiva, ma invidiosa, petulante. Sì, era una persona irritante, per la maggior parte del tempo. Charles non avrebbe dovuto sposarla, quando Anne aveva rifiutato la sua proposta di matrimonio. Chissà perché aveva creduto che Mary, solo per essere la sorella di Anne, avesse potuto rivelarsi una buona moglie. A parer suo non lo era affatto. Ma lei era poco più di una bambina quando i due si erano sposati. E a ogni modo non erano questioni che la riguardavano.
Cercò di allungarsi verso la brocca dell’acqua, senza far rumore. Non voleva svegliare Mary, non l’avrebbe retta.
Con cautela si mise a sedere sul letto e fece scendere le gambe su di un lato. A parte il cuore che sentiva pulsare convulso in ogni parte del suo corpo, trafiggendole i pensieri con lame invisibili, tutto sembrava a posto. Fece per alzarsi e cadde rovinosamente a terra.
“Louisa! Oh, cara…” si allarmò Mary, rimanendo seduta immobile sulla poltrona. “Charles! Charles, vieni subito!” la sentì chiamare, in tono isterico.
Louisa non riusciva ad alzarsi e una nausea terrificante si impossessò di lei.
In un istante Charles e un altro uomo entrarono nella stanza e la rimisero di peso nel letto. Con delicatezza.
“Non devi alzarti, cara. Come ti senti? Il dottore dice che ti riprenderai, ma devi riposare e muoverti il meno possibile” la redarguì con affetto il fratello.
“La testa mi scoppia… Dov’è Anne?” chiese d’istinto. “E il capitano Wentworth, vorrei scusarmi con lui…” aggiunse.
“Stai tranquilla ora, sono andati entrambi ad avvisare i nostri genitori” spiegò Charles. “Riposa, il medico ti visiterà di nuovo domattina”.
“Charles…” sussurrò vedendo che si prestava a lasciare la camera.
“Dimmi” disse lui avvicinandosi al suo viso.
“Fai uscire Mary, per piacere. Preferisco che non stia qui”.
“Ma Louisa, non c’è nessun altro… e non puoi rimanere sola”.
“Rimarrò io a vegliare su Miss Musgrove, se lo permettete, Charles” si fece avanti l’uomo che Louisa non era riuscita ancora a vedere bene in volto, accostandosi. Lo riconobbe in quel momento. Era uno dei compagni d’arme del capitano Wentworth.
“Be’, James, non sarebbe certo consono, ma d’altra parte…” disse Charles, guardando verso Mary, “mia moglie deve riposare e io star con lei. Visto che questa è casa sua, James, ed è stato così cortese da darci ospitalità in questo momento così drammatico… Anche se non vorrei approfittare della sua generosa accoglienza…”.
“Ma per me non sarà di alcun disturbo occuparmi di Miss Musgrove, anzi, credo che farà bene anche a me distogliere la mente dai miei pensieri, almeno per un po’…” aggiunse l’uomo.
“Allora, non vedo perché dovrei oppormi. Non esitiate a chiamarmi, per ogni necessità”. Poi si affiancò alla moglie Mary e, porgendole il braccio, aggiunse: “Ci ritiriamo nella vostra stanza e domani troveremo una sistemazione, così da non dover essere d’intralcio alla vostra vita. Siete stato fin troppo generoso con noi, James”.
“Non ho fatto nulla di più di quel che farebbe chiunque altro…” sminuì il capitano Benwick. Ora, Louisa ricordava il nome dell’uomo. E si rammentò che era stato per tutto il tempo, durante quella disastrosa passeggiata, in silenzio. Era da poco vedovo e sembrava non ritrovare più la voglia di gioire per una nuova alba.
Quando Charles e Mary lasciarono la stanza, il capitano sollevò la poltrona e la sistemò accanto al letto.
“Cercate di chiudere gli occhi adesso. Io non mi muoverò da qua” la rassicurò, aprendo un libro di poesie.
“Cosa state leggendo, capitano Benwick?” domandò Louisa, con un filo di voce.
Lui accennò un sorriso. La luce fioca evidenziò i tratti delicati che si nascondevano sotto la barba. Gli occhi erano un misto di dolore e passione. Era un bell’uomo; come mai non lo aveva notato prima?
Be’, le sue attenzioni erano rivolte verso il capitano Wentworth. Era divertente amoreggiare scherzosamente con lui che sembrava corrispondere ed era un ottimo partito, oltre che un uomo molto piacevole e di buone maniere. Tuttavia lei non si era mai soffermata veramente… insomma non si era ancora interrogata sui sentimenti che provava. Era per lo più un gioco, una sfida tra lei e le altre possibili pretendenti.
“Volete essere così gentile da leggere qualcosa per me, capitano Benwick?”.
Senza esitazioni, l’ufficiale ubbidì. Il tono dolce e pacato. I versi struggenti. Era tutto prefetto. Louisa abbassò le palpebre e Morfeo la accolse tra le sue braccia. Per un momento le parve che le labbra del capitano si posassero delicate sulla sua fronte, ma forse era solo stato un desiderio, inaspettato.


Tempo dopo

“Perché avete convinto Charles e mio padre a farmi rimanere nella vostra casa?” chiese Louisa, durante la passeggiata lungo la spiaggia.
“Avete sentito cosa aveva asserito il medico…” accennò James.
“Sì, lo so. Ma ora sto meglio…”.
“Volete andar via?” si informò lui, senza alcun segno che facesse trapelare un suo possibile interesse.
“Non ho detto questo…” concluse lei.
Il mare era uno spettacolo meraviglioso. Rapiva, con lo schiumare dei suoi flutti. E con lo sciabordio quietava gli animi.
La brezza soffiò lieve sulle sue gote. Aveva qualcosa dentro. Un sentimento che era pronto a esplodere. Ma che doveva essere tenuto segreto, sigillato nel cuore. C’era la questione del capitano Wentworth ancora in sospeso. Le voci la vedevano già sua sposa. Niente di più mendace. Da quando era partito, non l’aveva più rivisto. Sapeva che aveva chiesto notizie sul suo conto, ma era chiaro che anche per lui si era trattato di facezie senza significato alcuno.
Ora Louisa e James, così l’uomo che l’ospitava e gli leggeva commoventi poesie le aveva chiesto di chiamarlo, raggiunsero il molo. Lei però lo nominava a quel modo solo nei suoi pensieri.
Camminavano vicini senza dirsi nulla, già da diversi minuti. Le note speziate del profumo di lui erano delicati campanellini che l’attraevano. Sorrise tra sé, non voleva lui lo capisse che non le era indifferente. Il decoro e l’educazione era importante per le ragazze di buona famiglia.
A un tratto James si fermò e sembrò contemplare l’orizzonte.
Si guardarono per un istante. Occhi rapiti. Bocche sorridenti. Lo sguardo di lui accarezzò il viso di Louisa, lungo i contorni, per posarsi e indugiare sulle labbra.
Cosa le stava accadendo? Cos’era quella calda emozione che le invadeva l’anima?
Lei cercò di rallentare il battito del cuore. Respirò lentamente. A fondo. Non voleva arrossire, non ce n’era motivo. Continuava a ripetersi che lui non era interessato a lei. Altrimenti si sarebbe già fatto avanti, di occasioni ne aveva avute. Forse era meglio così: come avrebbe fatto a competere con l’amore travolgente che James aveva provato per la sua defunta moglie?
Louisa chiuse gli occhi per un istante, immaginando di essere altrove. Lontana dalla tentazione di quell’uomo accanto. Doveva allontanarsi dalla sua casa e da lui, ora che la sua guarigione era ormai giunta. Anche se ogni cosa glielo avrebbe fatto ricordare perché era sempre nei suoi pensieri, ormai. La prima immagine che le si affacciava alla mente al risveglio, l’ultima un attimo prima di addormentarsi. E i sogni? Come dimenticare i magici momenti che vivevano la notte nelle sue fantasie più recondite? Inconfessabili.
Accelerò il passo, quasi pronta a fuggire dal suo tormento.
Ma mani ferme le cinsero la vita.
“Desidero baciarti, da morire” sussurrò lui, prima di schiudere le labbra sulle sue.
Un bacio delicato. Straziante e, infine, ardente.

“James…” riuscì a dire Louisa, prima di abbandonarsi al sicuro tra le braccia del suo amore.

giovedì 26 giugno 2014

Il lato oscuro della presentazione

Chiunque abbia scritto un libro, sia con una piccola casa editrice, sia con una affermata, persino auto-pubblicandosi, si troverà prima o poi a dover presentare il proprio lavoro, se non addirittura a organizzare da solo (o con il supporto di altri) la presentazione del proprio libro. Non tutte le ciambelle riescono col buco, però, perdonate la frase banale... Ed è bene che si sappia che capita almeno una volta (non importa quanto sia noto l'autore, con quale casa editrice abbia pubblicato, quanto sia superfantastico il suo libro) di ritrovarsi davanti delle sedie vuote.
Ebbene, che fare?
Ho trovato interessante l'articolo (postato su Parole a colori) della collega Tiziana Iaccarino che qui vi propongo.


"Oggi parleremo di un argomento spinosissimo che, a molte persone, non piace trattare.Qualcosa che, di solito, si fa fatica ad accettare, che non si vuole ammettere sia successo a noi, che non ci va di raccontare ad altri.Cosa sarà mai questo tabù e perché tanto riserbo a riguardo? Forse per la vergogna che si prova, per l’umiliazione, per l’imbarazzo, per lo sconcerto, per la delusione. E ancora, per il fallimento che rappresenta, per la paura del facile (e spesso stupido) giudizio altrui, per l’opinione dei colleghi e magari per l’ironia dei più.Ma arriviamo al dunque: come gestire una presentazione letteraria quando la sala ècompletamente vuota - o se non proprio vuota, scarsamente gremita (avete presente iquattro gatti di cui spesso si parla)Come gestire, insomma, il fallimento?Ci sono autori che non lo fanno sapere, magari per pudore o per tutti i timori sopra elencati.Poi ce ne sono altri che lo dicono senza problemi e altri ancora che cercano di minimizzare.Ora, premesso che la sala vuota per la presentazione di un libro non può non essere vissuta dall’autore e dagli addetti ai lavori come una sconfitta, vanno considerati degli aspetti importanti del fallimento. Invece di piangersi addosso più del dovuto, bisogna chiedersi perché la debacle si siverificataDal momento che giornate no e presentazioni fallite possono capitare a chiunque, non si deve cedere alla tentazione di generalizzare e puntare il dito contro una persona o una situazione. Serve obiettività e lucidità di analisi. Perché i motivi per cui le cose non sono andate possono essere davvero tanti, tra cui certamente i seguenti:

1. Mancata promozione off line - In sintesi, non si è pubblicizzato a dovere l’evento attraverso volantini poster, inviti a persone conosciute, sconosciute, parenti, amici, vicini di casa, colleghi di lavoro e via dicendo;

2Mancata promozione on line – Non smetteremo mai di ripeterlo: appoggiarsi anche al web e ai Social, quando si tratta di comunicare un evento, è fondamentale. Se la presentazione non è riuscita forse non avete dedicato abbastanza energia a questa parte;"
Per continuare la lettura dell'articolo di Tiziana Iaccarino CLIKKA QUI! 

mercoledì 11 giugno 2014

1. INCIPIT: Chi ben comincia...

L'inizio del vostro racconto (o, per i più temerari, romanzo)  è sempre molto importante. Se deciderete che quello che avete scritto vale la pena che sia letto, e se sceglierete di proporvi a una casa editrice, dovete sapere che l'incipit ha un peso non indifferente. Anzi, forse è tutto!



Quando un editor si ritrova a iniziare la lettura di un manoscritto, è proprio l'incipit che lo invoglierà a continuare o meno... Le prime 30 pagine sono il massimo che generalmente un editor legge; se non l'avete convinto, il vostro manoscritto verrà cestinato insieme a tanti altri...

Navigando, ho trovato in rete dei consigli molto interessanti, forniti proprio da chi di mestiere fa l'editor. Qui sotto un assaggio e il rimando al sito di IOSCRITTORE. 
Vi invito a leggerli... 


L’incipit, ovvero il primo appuntamento

 di Charlotte

Sappiamo quanto i primi appuntamenti possano essere stressanti e pieni di punti interrogativi. Quante volte vi è capitato… Come mi vesto? Di che cosa parlo? Mi vorrà rivedere se gli parlo di questo argomento? Anche con l’incipit di un libro è così: quante domande e quanti dubbi! Ma niente panico.


giovedì 28 marzo 2013

Le mie "Perle di gioia rubate" in tv!

Oggi sarò in collegamento in diretta, tramite skype, con la trasmissione di RLTV canale 677 del digitale terreste (e su www.rltv.it) a leggere il mio racconto "Perle di gioia rubate" selezionato e pubblicato nella prestigiosa antologia "365 STORIE D'AMORE", della ormai nota serie "365" della DelosBooks. Un racconto al dì da gustare in qualunque momento della giornata!
Per acquistarla CLIKKA QUI!

A presentare l'antologia sarà il curatore, editor, scrittore e giornalista, Franco Forte. Ad affiancarlo alcuni di noi 365...Giorgia Rebecca Gironi, Sonia Pampuri, Marina Paolucci, Miller Gorini, Giorgia Primavera (spero di non aver scordato nessuno!)
Un'altra esperienza divertente, un'opportunità considerevole per chi, come noi autori, ha sempre necessità di farsi conoscere e confrontarsi con il pubblico! GRAZIE, Franco! E grazie anche a Cristina Lattaro di RLTV :)

 Be', cosa aggiungere, prima del restauro? In bocca al lupo a tutti! E che la voce mi assista... (da ieri un leggero mal di gola!)

SEGUITECI dalle 18,15 alle 19,15


365 autori. 365 racconti. 365 storie romantiche. La quarta antologia di Delos Books che fa seguito al clamoroso successo dei titoli precedenti, questa volta dedicata alle storie d’amore. Assolutamente da non perdere!
Perché proprio 365 storie d’amore? Perché questo genere letterario è il solo che riesce a muoversi fra i vari sottogeneri della letteratura senza mai perdere la propria identità. Il romance è infatti declinato in decine di sfumature che contemplano escursioni nello storico, nel thriller, nella fantascienza, nell’erotico, nel fantasy e chi più ne ha più ne metta, pur mantenendo sempre la passione e i sentimenti saldamente in tolda di comando. Insomma, l’importante è che siano belle storie d’amore, dopodiché poco importa se ne sono protagonisti un pistolero e una bella ragazza all’epoca del far west o due viaggiatori dello spazio. E non importa nemmeno se i due innamorati sono entrambi uomini o entrambe donne, perché al lettore di romance piace esplorare tutte le possibili declinazione dell’amore, senza restare ingabbiati nel pregiudizio eterosessuale.
Un genere letterario, quindi, estremamente aperto e ricettivo, che offre grandi possibilità ai lettori ma anche agli scrittori, che possono sbizzarrirsi a descrivere storie d’amore e di passione all’interno dei sottogeneri a loro più congeniali.

venerdì 8 febbraio 2013

L'intervista - Da CartoonMag


Un piccolo assaggio dell'intervista che Veronica Lisotti ha fatto a me e Diego in occasione dell'uscita di Febbre Gialla per CartoonMag.


Quando avviene il vostro incontro con la scrittura e cosa rappresenta per voi scrivere?


 Irene: Ho iniziato a scrivere verso gli undici anni, su di un quadernetto. Prima poesie, poi favole… a dire il vero le favole le inventavo e scrivevo a mo’ di appunti ancor prima, alle elementari.  Verso i dodici anni ho imparato usare la Olivetti lettera 32 di mia mamma, con la quale mi divertivo a scrivere racconti sempre più corposi. Sono sempre stata una gran osservatrice e cerco di comprendere i comportamenti e le scelte altrui, analizzandoli, scendendo in profondità. Molto utile quando si scrive e si dà vita a molteplici personaggi. In sintesi, la scrittura per me è ossigeno, indispensabile per vivere e per condurre gli altri in un’altra dimensione.

Diego: È la prima volta che qualcuno sente questa storia. Ho cominciato a scrivere il mio primo racconto nel sedile posteriore della macchina di mio padre. Da piccolo andavo spesso con lui in Slovenia per fare benzina o comprare carne e durante i nostri viaggi mi sedevo dietro e scrivevo. Creavo delle storie, e ne ero entusiasta, ma non le ho mai fatte leggere a nessuno. Probabilmente avevo 14 o 15 anni. Scrivere per me rappresenta un gioco, una sfida. Costruire un intreccio che spiazzi e disorienti il lettore e non gli faccia indovinare il vero significato di quello che sta leggendo, per poi stupirlo alla fine.



Se volete conoscerci meglio, continuate a leggerla clikkando QUI!

sabato 5 gennaio 2013

FEBBRE GIALLA


Uscirà alla fine di gennaio la mia nuova fatica, per Butterfly Edizioni. Questa volta ho scritto in tandem, con un autore molto promettente: Diego Zabot.

Presto tutte le novità a riguardo, per ora potete clikkare MI PIACE (QUI) sulla pagina Facebook di Febbre Gialla e seguite il countdown insieme a noi!

Il sito di Febbre Gialla QUI! 

  IL BOOKTRAILER